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La congiunzione dei due fiumi

Aperto da Marco fango, 20 Febbraio 2006, 17:13:53

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Marco fango

Lo so che non dovrei attendere di essere alle crisi d'ansia prima di andare a girare un po' in moto, ma ho la mia K a fare la manutenzione dei cuscinetti, e finisco per patire oltre il lecito solo per non prendere la Pampera di mia moglie, che lei mi concede volentieri.
Fino ad un sabato pomeriggio qualunque, dove prima di andare a far la spesa un paio di orette saltano fuori, almeno per ricordarsi se la prima è in giù o in su.
La Pamperina ferma da un mese chiede appena tre pedalate per risvegliarsi dal letargo.
E di questa moto continua a conquistarmi il sommesso profondo frullare al regime del minimo.
Se tutte le enduro avessero questo sound faremmo enduro anche sulle spiagge della Versilia a ferragosto.

Occhiali e via, sul medesimo itinerario che faccio da un po' quando non ho modo di raggiungere le colline o comunque quando le suddette sono impraticabili.
C'è neve, e non poca, e tanto ghiaccio, anche se tutto è sulla via dello scioglimento, grazie a temperature finalmente sopra lo zero.
E i raggi di sole scivolano su queste superfici, riempiendomi gli occhi di luce, una sensazione di libertà che mi ferma per una foto.



La motina è bassa per le mie gambe, ma proprio per questo dà confidenza.
Al punto che mi infilo per posti mai provati prima, tanto anche se si impantana o si incastra, scendi e sollevi come ridere e finalmente.....

La congiunzione dei due fiumi, quella vera, quella che ancora non avevo trovato.[/i]

Stava in fondo a un pioppeto che già avevo raggiunto, ma mai attraversato, proprio perché stò sempre sulle strade.
Mi ci voleva questa spagnoletta per provare a ficcare il naso, infilarmi qui in fondo e provare ad aprire una finestra sul deserto.


Sterminato spazio piano di pietra, chilometri indecifrabili, in fondo dove l'occhio si perde si intravede l'acqua, nella più incredibile delle luci invernali.
Il freddo scompare.



Ed è incredibile come la luce di una foto non sappia dire se fa caldo o freddo, come una limpida giornata di sole sappia essere altrettanto attraente in gennaio come ad agosto, che a guardare i colori venga voglia di svaccare l'asciugamano e prenderci il sole sopra.



Sconsigliabile, a meno di non essere nati intorno al circolo polare artico.
Oggi siamo a +5, il sole inganna di calore ma nulla chiede un centimetro di pelle più esposta di quella di naso e bocca, lo stretto necessario a respirare.
E là, quasi controluce, la fusione delle due storie,l'incrocio delle diverse avventure, dove il Sesia bacia il Po in un naturalissimo amplesso.

Dicevo altrove come "non so spiegare cosa attragga nella congiunzione tra due fiumi, in fondo sono solo due strade d'acqua che il destino e l'orografia hanno unito.
Però l'arrivarci mi colpisce sempre, come se fosse una Nordkapp dei poveri, un punto speciale coi suoi significati reconditi.
In questo punto si uniscono i litri di acque che giungono da temporali diversi, inquinamenti diversi, montagne diverse, storie diverse.
Come se ognuno di noi avesse modo di fare un party in qualche landa desolata e conoscersi, fondersi per un attimo per poi diventare una cosa sola......"




Ecco, oggi finalmente arrivo alle porte di quel party, oggi guardo questi due diversi scorrere, questi accenti di montagna che si lisciano nella parlata padana per poi sciogliersi nel monferrino e a seguire si legano nel pavese.
Nel mutuo scivolare sui sassi, tra qualche airone cinerino che controlla, mi sento preda di un orgasmo emozionale che non mi appartiene, ed anche un po' voieur.
Quello che agli occhi di altri sono solo due corsi d'acqua per me sono due mondi che si toccano e proseguono poi mano nella mano.



E la moto è solo un mezzo discreto e rispettoso per gioire della fusione empatica delle acque, senza violarle con barche e affini.
Il resto non è altro che esplorazione dell'intorno, una fugace perdita dello sguardo su questo pezzo di Lombardia a pochi metri dal Piemonte, sempre ammesso che le mappe mi calcolino ancora in Lombardia, visto che sono praticamente in acqua con le ruote.

Ma il confine è mobile?
Si sposta con le piene?
Perché magari le mie gomme stanno già cambiando accento e manco me ne rendo conto.
Ma come si fa a non farsi portare dalla fantasia, a non perdere l'orientamento quando quello che vedi è così affascinante?




Riprendo a girellare tranquillo, ho visto un riflesso di vetro là sull'altra sponda, c'è uno con un enorme teleobiettivo, e non sono io il suo soggetto preferito.
E' a caccia di scatti dei trampolieri che zampettano più verso valle, verso Valenza.
A dir la verità non si è neppure accorto della mia presenza, talmente basso è il rumore della Pamperina.
Comunque non desidero turbare l'immersione nella natura di chi forse la rispetta più di me, e giro verso il pioppeto da cui sono entrato, sempre dolcemente sottocoppia, ammesso che la spagnoletta abbia una coppia.
Il motore infatti non ha un "sopra", ma, ragazzi, sotto è una favola.
E' vero che il mercato dell'enduro è una nicchia, ma se invece di comprare le super-specialistiche dedicassimo attenzione a queste pupattole, il fare extreme sarebbe molto diffuso.
Perché questo 250 derivato trial gira in basso come pochissime moto, con una leggerezza ed un vigore fantastici, punti la marcia e vai su per i muri.
Faccio una salita a 50 giri più del minimo, divertendomi a cercare di mettere a disagio il motore.
E non c'è verso.
Lui spinge imperterrito, senza colpo ferire, sale e fa godere di una sicurezza enorme, senti un tassello dopo l'altro trovare trazione nella terra senza ferirla inutilmente.
Quasi quasi a settembre mi iscrivo a Febbio con la moto della moglie, che Febbio 2002 ce l'ho ancora di traverso, per aver mollato nel fango indigesto.
"Fango" che molla nel fango è quasi come "polvere" e "fango" sotto la piaggia, mitica battuta durante un ciclopico tappo di quella cavalcata lì.
In realtà ho mollato per tanti motivi, non ultimo il fatto di avere un tasso alcoolico decisamente oltre la soglia patente.
La sera prima una cena soloxxx di quelle antologiche aveva visto una salva di tipologie di grappa quale degno termine, alcune delle quali non sapevo neppure esistessero.
Un tripudio di assaggi, che le miccette le ho conservate per la notte nel camerone stile militare coi letti a castello; o almeno mi hanno raccontato di fuochi fatui e botti di capodanno a settembre.
Quello che mi ha salvato è che nel bosco non c'erano pattuglie col palloncino, ma questa è altra storia....

Dicevo che il ritorno è un girellare lemme lemme alla ricerca del divertimento, e perché nò, anche dell'appagamento cromatico degli occhi.
La primavera ha colori vivi e fantastici, ma niente che ricordi di lontano il contrasto di un raggio di sole sul ghiaccio.




E per chiudere, un caffè dalla vecchina della frazione accanto al fiume, quella che non si inalbera se entri con gli stivali pieni di melma, che al massimo ti chiede dove sei stato e ti attacca una pezza col nipote della vicina di strada, classe 68 come mè, che si è stampato con la moto da strada lasciandoci le corna.


Ma si sa, le persone anziane possono dire di tutto.
Mica puoi essere sguaiato e rimestare una mano nel cavallo dei pantaloni....
Il paradiso è bello per il clima, l'inferno per la compagnia.
http://mfango.blogspot.com/
335 1428969

Hank

Report emozionante, questo ed anche quello del "Primo dell'anno" a cui volevo rispondere ma poi non l'ho mai fatto.
E poi dicono che i motociclisti sono vandali insensibili a ciò che gli sta attorno.
Pensare che molti enduristi considerano Il Fiuming un sottoprodotto del vero enduro, un ripiego per gli sfaikati che non hanno mulattiere a portata di ruota, o non vi possono andare!
Invece andar per fiumi, seguire la corrente, risalire un corso d'acqua, è una esperienza avvincente, aldilà delle difficoltà tecniche di guida (comunque da non sottovalutarle, soprattutto certi fangoni!): si esplora, ci si sposta ,anche di molto, si vedono scorrere i paesi a fianco.
Ancora più bello dove la fascia fluviale è molto estesa, occupata da golene, boschi, aree selvagge: sono forse gli unici luoghi nel nostro paese, o almeno in Italia del nord, dove si possono cogliere sensazioni Africane, desertiche, ossia viaggiare in fuoristrada  avendo al più la direzione di rotta, o seguendo una labile traccia fatta da altri; quando guidiamo su uno sterrato, su una mulattiera, anche le più meravigliose, sappiamo che portano da A a B, e non ci sono varianti, improvvisazioni: sopra, sotto, di fianco c'è il ripido pendio, il burrone, il bosco impenetrabile. Lungo il Fiume la strada
la si inventa.

Complimenti
Alves